Ambiente, 300mila euro per valorizzare biodiversità zona umida

Ambiente, 300mila euro per valorizzare biodiversità zona umida

Tedesco: «Ingegneria naturalistica, monitoraggio habitat e specie»

Ammesso a finanziamento il progetto sulla biodiversità presentato da Trinitapoli per Salpinuovo. Ben 300mila euro, premiando il Comune casalino al secondo posto su 76 proposte pervenute agli uffici della Regione Puglia. Si tratta di un finanziamento Por Puglia 2014/2020 – Asse VI – “Tutela dell’Ambiente e promozione delle risorse naturali e culturali” (Azione 6.5 – 6.5.1), finalizzato ad interventi per la tutela della biodiversità terrestre e marina.

LA ZONA UMIDA | Al confine Sud-Est della distesa di aree umide, l’ampia zona delle Saline di Margherita di Savoia si estende per 4.850 ettari, una delle più estese del Mediterraneo. I Romani sfruttavano la zona per ricavare sale col processo di evaporazione dell’acqua marina. Ospita specie floristiche e faunistiche rare, adattate a vivere in situazioni di diversa salinità. Più a Nord, nelle vasche più profonde (Alma Dannata), l’acqua del mare viene immessa naturalmente o artificialmente tramite una grossa pompa idrovora, per poi passare nelle vasche di seconda e terza evaporazione (Salpi Nuovo e Salpi Vecchio) più a Sud, fino a chiudere il ciclo nelle vasche salanti, al centro di Margherita di Savoia.

Questo complesso di zone umide si estende fino alla località “Il Focione di Cannapesca”, comprendendo i Comuni di Manfredonia, Zapponeta, Trinitapoli e Margherita di Savoia, e in parte tocca l’agro di Cerignola. Qui la vasta pianura del Tavoliere deve essersi formata dall’accumulo a valle dei detriti che cadevano dalle pendici dell’Appennino, e che via via depositandosi hanno fatto avanzare la terra sul mare: gli insediamenti abitativi di Salpi e Siponto, un tempo sul mare, oggi presentano una posizione più interna. Intorno, 2 fiumi, Ofanto e Candelaro, con spiagge ciottolose e basse in cui si depositava quanto scorreva anche nei vicini torrenti Carapelle e Cervaro. Trovando ostacolo in dune e dossi, i detriti hanno formato una sequenza di stagni e paludi su un’area ci circa 85mila ettari, molto simile all’ambiente lagunare di Lesina e Varano.

IL PROGETTO | Gli interventi del progetto sono: l’incremento dei siti per la nidificazione e la popolazione delle specie di interesse comunitario Gabbiano Roseo, Sterna zampenere, Gabbiano corallino ed Avocetta; la mitigazione dei fattori di minaccia quali disturbo antropico, attacchi di predatori, variazione dei livelli idrici, bracconaggio e randagismo, incendi; intensificare la conoscenza nelle scuole sui temi della biodiversità e della vulnerabilità delle specie e degli habitat della Zona umida; scambi europei ed internazionali di informazioni, banche dati e ricerche con altri progetti di conservazione sulle zone umide e le specie target.

«Oltre ad interventi di ingegneria naturalistica – spiega l’assessore ai Lavori Pubblici, Giustino Tedesco – per l’incremento delle nidificazioni, ci preoccuperemo di un attento monitoraggio degli habitat e delle specie nell’area di progetto. Al termine, seguiranno una campagna di informazione e sensibilizzazione sulle finalità e la divulgazione dei risultati nelle scuole, ma anche tra cittadini e turisti».

«Ringrazio l’assessore Tedesco, gli uffici comunali e Casa di Ramsar – commenta il sindaco di Trinitapoli, Francesco di Feo – per aver redatto e presentato un progetto meritevole di finanziamento. Proprio in queste ore per la Zona umida abbiamo presentato il calendario di eventi previsto da #PlayTrinitapoli. Questo finanziamento, ora, servirà a preservare il nostro patrimonio naturale dal punto di vista ambientale, predisponendolo come valida attrattiva da valorizzare anche in chiave turistica».