Caporalato in agricoltura, 3 arresti e sequestro beni da 1 milione di euro

Operazione “Macchia Nera”, lavoratori portati tra le campagne Trinitapoli e del nord barese

Due anni di indagine per smascherare una associazione a delinquere dedita al “caporalato” in agricoltura. Si chiama “Macchia nera” l’operazione della Guardia di Finanza di Mola di Bari, con la direzione del Sostituto Procuratore Ettore Cardinali della Procura della Repubblica di Bari, che ha permesso di arrestare tre persone, questa mattina, in esecuzione di un’ordinanza emessa dal GIP del Tribunale di Bari, dott.ssa Rossana de Cristofaro. Si tratta di un “caporale” di Mola di Bari oltre all’amministratore e l’addetto alla contabilità di un’azienda agricola di Bisceglie. Notificate anche quattro provvedimenti di misura dell’obbligo di dimora, ad altrettante persone ritenute appartenenti ad un consolidato gruppo criminoso dedito proprio al reclutamento ed allo sfruttamento di braccianti agricoli prevalentemente nel settore della raccolta dell’uva da tavola e delle ciliegie.

In questo contesto è stato disposto anche il controllo giudiziario dell’azienda che conta oltre 1.000 dipendenti all’anno oltre al sequestro preventivo “per sproporzione” di beni costituiti da immobili, terreni, autovetture e rapporti bancari e postali per un importo complessivo stimato in oltre 1 milione di euro di cui gli indagati non sono stati in grado di giustificare la lecita provenienza. Durante i due anni di indagine, le Fiamme Gialle hanno acquisito plurimi elementi di prova dell’esistenza e della piena operatività dell’associazione, operante nel comprensorio Sud – Est barese, finalizzata all’intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, all’estorsione in danno dei lavoratori, alla truffa ai danni dell’INPS ed all’autoriciclaggio. In particolare il sodalizio criminale organizzava il reclutamento dei lavoranti nel comprensorio del sud-est barese per condurli a bordo dei bus dell’azienda agricola sia presso il magazzino di Bisceglie e sia nei tendoni di uva da tavola dislocati tra Mola di Bari e Rutigliano oltre che nell’agro di Trinitapoli e nel nord barese tra le campagne di Andria, Barletta e Trani.

A quel punto i lavoratori erano costretti, con la minaccia del licenziamento, ad effettuare massacranti orari di lavoro con turni giornalieri di oltre 10-13 ore continuative, anche di notte e per 28-30 giorni consecutivi. Il G.I.P., condividendo l’impianto accusatorio, ha quindi disposto il controllo giudiziario dell’azienda e la conseguente nomina di un amministratore giudiziario. E’ la prima applicazione in Puglia di una delle misure introdotte dalla legge 199/2016 proprio sul “caporalato”, con la nomina di un amministratore giudiziario da affiancare all’imprenditore nella gestione dell’azienda, autorizzandolo allo svolgimento degli atti di amministrazione utili all’impresa e ad adottare adeguate misure anche in difformità rispetto a quelle proposte dall’imprenditore stesso, al fine di non interrompere l’attività produttiva.