«È un’azione in danno di tutti i sindaci, a cui vengono scaricate tutte le responsabilità della bomba che sta per esplodere. Nessuna somma ulteriore ci verrà data, né le misure paiono realistiche per chi vive sul territorio. Se non ci diamo da fare noi qui è dura». Il sindaco di Trinitapoli, Francesco di Feo, commenta così la conferenza stampa del premier Giuseppe Conte, col sostegno «improvvido» dal presidente Anci, Antonio De Caro: «Si sta giocando con paura e disperazione della gente, dei nuovi poveri».

MISURE INSUFFICIENTI | L’intervento governativo sposta 4.3 miliardi di euro ai Comuni, più 400 milioni per i bisognosi per lo stop forzato di queste settimane di lotta al coronavirus. «Ancora una volta saremo noi sindaci in trincea, ma senza armi reali – osserva di Feo – . L’anticipo del 60% del fondo di solidarietà viene dato ai Comuni ogni anno a marzo. Non è una misura straordinaria per contrastare la crisi legata al coronavirus. Anzi, quest’anno siamo già in ritardo». E poi ci sono i 400milioni di euro della Protezione civile, destinati proporzionalmente ai Comuni per il sostegno alimentare dei cittadini. sono destinati a beni alimentari. Noi avremo 50mila euro. Una cifra evidentemente insufficiente a sostenere chi sta patendo e patirà questa crisi nei mesi che verranno. Avremmo gradito un vero intervento straordinario, con risorse nuove, sospensioni dei tributi. Misure sulla Tari che consentano il servizio senza allungare le mani nelle tasche già vuote di buona parte degli italiani: niente di tutto ciò è nell’agenda di questo Governo, ma sono questi i temi improrogabili».

ASPETTATIVE ALLE STELLE | Nelle prossime ore il disagio crescerà ovunque. A gestirlo, senza effettive risorse, dunque, i sindaci: «Mi stupisce negativamente il fianco prestato da De Caro a Conte – continua il sindaco di Trinitapoli – . Se l’intento era collaborativo, ha fallito: ci troveremo a gestire somme talmente esigue a fronte di una aspettativa enorme che è stata creata tra tanti proclami. Se riusciremo ad evitare il peggio, tra disperazione e dolore delle comunità, sarà solo perché stiamo facendo ogni sforzo sul territorio per dar da mangiare ai nuovi poveri. Perché in bilico oggi non c’è più una storica platea di indigenti, ma c’è anche chi ha un lavoro ma non può esercitarlo e si è ritrovato in poche settimane di chiusura forzata a dover chiedere aiuto. In gioco c’è la dignità delle persone e questi provvedimenti servono solo alla vanità di chi li promuove».