Fine pena mai. È stato condannato al carcere a vita Alberto Campanella, il 33enne accusato di essere uno dei killer di Cosimo Damiano Carbone, 63 anni, ucciso a colpi di arma da fuoco, il 14 aprile 2019 a Trinitapoli, nell’ambito di una guerra tra il clan Carbone-Gallone e quello rivale dei De Rosa-Miccoli-Buonarota.

Così ha deciso il gup del Tribunale di Bari, Francesco Agnino, al termine del processo celebrato con rito abbreviato, riconoscendo l’imputato colpevole dei reati di omicidio e tentato omicidio aggravati dalla premeditazione oltre che dal metodo mafioso, detenzione ne porto illegale di armi e ricettazione.

Una pena anche superiore a quella richiesta dal pm della Direzione Distrettuale Antimafia di Bari, Luciana Silvestris, che, in considerazione del rito abbreviato, aveva chiesto una condanna a 30 anni di reclusione.

Campanelle venne arrestato dai Carabinieri quasi un anno dopo l’agguato,  il 18 marzo 2020. In base a quanto ipotizzato nel corso delle indagini dagli inquirenti, l’assassinio di Carbone, avvenuto la domenica delle Palme del 2019, sarebbe stato la risposta del clan De Rosa-Miccoli-Buonarota alla morte del boss Pietro De Rosa, di 41 anni, ucciso sempre a Trinitapoli il 20 gennaio 2019.

La vittima stava scontando l’ergastolo per un altro omicidio, avvenuto la sera del 30 settembre 2004, quando Carbone sparò, uccidendolo, al 35enne Savino Saracino, sempre nell’ambito di una guerra di mafia tra clan casalini.

Per problemi di salute, il condannato stava beneficiando degli arresti domiciliari. Il giorno dell’agguato si trovava in auto, in compagnia di un amico, sotto la sua abitazione, in via Transumanza: i killer arrivarono a bordo di una “Jeep Renegade” esplodendo diversi colpi di fucile calibro 12 all’indirizzo di Carbone, raggiunto mortalmente al petto e al collo. La persona che era con lui, invece, rimase miracolosamente illesa.