Ergastolo confermato dalla Corte d’assise d’appello di Bari per Alberto Campanella, 35 anni, di Trinitapoli, accusato dell’omicidio di Cosimo Damiano Carbone, l’ergastolano di 63 anni ucciso a colpi d’arma da fuoco sotto la sua abitazione il 14 aprile di tre anni fa. La decisione ha avvallato quella del Tribunale di Bari di marzo dello scorso anno dopo il processo celebrato con rito abbreviato. Campanella è stato ritenuto responsabile dei reati di omicidio e tentato omicidio aggravati dalla premeditazione e dal metodo mafioso. Per lui anche le accuse di detenzione e porto illegale di armi e ricettazione.

Il 35enne fu arrestato dai Carabinieri quasi un anno dopo l’agguato, il 18 marzo 2020. In base a quanto ipotizzato nel corso delle indagini dagli inquirenti, l’assassinio di Carbone, avvenuto la domenica delle Palme del 2019, sarebbe stato la risposta del clan De Rosa-Miccoli-Buonarota alla morte del boss Pietro De Rosa, di 41 anni, ucciso sempre a Trinitapoli il 20 gennaio 2019.

La vittima, ritenuta al vertice dell’omonimo clan, stava scontando l’ergastolo per un altro omicidio, avvenuto la sera del 30 settembre 2004, quando Carbone sparò, uccidendolo, al 35enne Savino Saracino, sempre nell’ambito di una guerra di mafia tra clan casalini. Per problemi di salute, il condannato stava beneficiando degli arresti domiciliari. Il giorno dell’agguato si trovava in auto, in compagnia di un amico, sotto la sua abitazione, in via Transumanza: i killer arrivarono a bordo di una “Jeep Renegade” esplodendo diversi colpi di fucile calibro 12 all’indirizzo di Carbone, raggiunto mortalmente al petto e al collo. La persona che era con lui, invece, rimase miracolosamente illesa.