Dal 1 settembre del 2022 per circa due anni l’organizzazione avrebbe smaltito illecitamente tra le province di Foggia e della BAT ma anche nel Barese circa 3500 tonnellate di rifiuti di ogni genere provenienti dalla Campania. Una vera e propria organizzazione che oltre a falsificare la documentazione per consentire il trasporto dei rifiuti provvedeva a individuare le aree agricole o i capannoni dismessi prima di effettuare i viaggi con un flusso quasi giornaliero. Sono alcuni dei dettagli che emergono dopo l’operazione del Noe dei carabinieri tra Campania e Puglia e che ha portato ieri all’arresto di 6 persone oltre a 19 misure cautelari nel complesso e 30 indagati. Nell’inchiesta ci sono finite anche 16 società mentre i militari hanno sequestrato circa 3milioni di euro tra quote societarie e beni mobili ed immobili per pareggiare il presunto valore dell’illecito profitto derivante dallo smaltimento illecito dei rifiuti.

Piccole o grandi bombe ecologiche come in quel periodo abbiamo più volte raccontato anche su Telesveva. Dalle carte dell’inchiesta, infatti, emerge come per esempio tra i luoghi prescelti tra maggio e giugno del 2023 ci fosse stato un luogo in località La Fenice. Tonnellate di rifiuti scaricati in almeno tre diversi conferimenti illeciti l’ultimo dei quali il 9 giugno. Il giorno successivo un nostro servizio documentò proprio la mole di rifiuti abbandonati ed il luogo non fu più utilizzato. Ma c’è anche purtroppo l’area tra due cave dismesse a Minervino Murge dove è stato individuato praticamente il primo conferimento illecito dell’inchiesta già a settembre del 2022 in pieno parco dell’Alta Murgia. Alla fine sono stati 64 i luoghi individuati dalle indagini per oltre 120 conferimenti illeciti in meno di due anni. Un fiume di rifiuti sversati in diversi luoghi tra cui anche Andria, Barletta, Margherita e San Ferdinando per restare nella BAT sino ad Ascoli Satriano, Foggia e Cerignola nel Foggiano ma anche Molfetta nel Barese dove era stato individuato anche un grande capannone abbandonato in cui lasciare i rifiuti.

Nella corposa ordinanza di 467 pagine tutti gli elementi certosini e per cui il gip di Bari, Ilaria Casu, ha disposto gli arresti per Ilario Vernieri intermediario dei rifiuti, Giacomo e Mauro Campese a vario titolo gestori ed autisti di una società di trasporto, oltre ai basisti Francesco Pio Losurdo e Daniele Mastrullo oltre a Cosimo Roma gestore di una delle società di smaltimento rifiuti implicata. Secondo gli inquirenti, gli indagati avrebbero classificato “in modo fittizio” i rifiuti con la complicità degli impianti di produzione che indicavano “siti di destinazione” per lo smaltimento esistenti “solo sulla carta” per “giustificare il trasporto dei rifiuti e il successivo illecito abbandono in siti abusivi”. I camion colmi di rifiuti arrivavano specialmente dalle province di Napoli, Salerno e Caserta. Gran parte degli indagati è Campana ma c’è una componente essenziale di Cerignola in particolare per quel che riguarda i trasporti. Uno sfregio che poi spesso veniva completato anche con l’incendio dei rifiuti che ha creato il danno nel danno ambientale in luoghi simbolo della produzione agricola dei territori pugliesi.